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Progetto "Milano-Mauthausen"

Il 03/05/2019 è cominciato il viaggio all’insegna dell’immedesimazione della delegazione studentesca milanese verso Mauthausen, partendo da stazione Centrale, stesso punto dal quale venivano deportate migliaia di persone da Milano per raggiungere i lager. Durante il viaggio abbiamo avuto modo di ascoltare vari racconti ricostruiti dagli studenti delle scuole partecipanti, che come compito dovevano ‘adottare’ un deportato. Le loro identità svanite nel nulla non appena giunti a Mauthausen. 

A Bolzano abbiamo visitato ciò che resta del Lager. Innanzi al muro, che è tutto ciò che avanza di quell’orrore, abbiamo ascoltato le testimonianze di Leonardo Visco Giraldi e Lionello Bertoldi. La sofferenza è ancora oggi tangibile nei racconti dei testimoni. Ciò che ci ha più stupito è stata la capacità di Bolzano di inglobare uno spazio che precedentemente ha ospitato tremende vicende e disperazione nella città odierna, come quartiere normalizzato, abitato da chi nemmeno conosce la storia reale della zona in cui abita. I testimoni hanno parlato della rete di solidarietà di resistenza che aveva circondato il Lager di Bolzano, e così è terminata la nostra permanenza nella città trentina.

 

La giornata di sabato 4 maggio si é aperta con una delle pagine più crude ma anche più nascoste della storia del nazismo: lo sterminio dei disabili. Tra i lager che abbiamo visitato in questo viaggio, il castello di Harteim è l'unico destinato esclusivamente allo sterminio. Colpisce molto il contrasto tra la bellezza del castello, che sembra quello delle fiabe, e gli orrori e le violenze accadute al suo interno. Sconvolgente è anche il fatto che i medici, che per etica professionale devono curare e salvare la vita delle persone, erano invece gli autori dei crimini di queste persone.

Nell'area industriale di Linz abbiamo visitato il museo del lavoro coatto, dove abbiamo conosciuto un altra tipologia di sfruttamento dei lavoratori, perpetrato anche con l'inganno. Erano lavoratori privi di diritti, in particolare le donne che venivano costrette ad abortire o abbandonare i propri figli. Colpisce il contrasto fra queste donne che non potevano avere figli, mentre per quello tedesche c'era la pena di morte in caso di aborto.

Ci siamo poi trasferiti al campo di Gusen dove il lager è stato trasformato in una zona residenziale. Sono rimasti sono i forni crematori, cuore del memoriale. Il salvataggio di questi ultimi è stato possibile solo grazie all'acquisto del terreno da parte degli ex deportati italiani.

La giornata si è conclusa passando davanti all'ex cancello d'entrata del campo, trasformato in una elegante villa".

 


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